videosorveglianza privata: norme e privacy

Dal punto di vista della sicurezza, le esigenze di numerose persone, che siano esse privati cittadini o proprietari di negozi e altri immobili, sono in forte e costante aumento. Sempre più spesso, l’allarme sociale provocato da fatti di cronaca brutali rende necessaria la prevenzione e l’adozione di contromisure per l’incolumità propria e della propria famiglia. Per questa ragione, aumentano sempre di più le telecamere di sorveglianza nelle nostre strade, siano esse installate da enti pubblici o da privati cittadini.

Questo pone molte questioni, a cui occorre dare risposte precise. Oggi, affronteremo il tema della “Videosorveglianza privata: norme e privacy”. Cominciamo dalle norme generali. Il garante della privacy, ente pubblico preposto al controllo dei dati sensibili e personali di ciascuna persona sul territorio italiano, ha emesso nel 2010 un provvedimento generale per regolare la materia. Sulla questione, ha legiferato anche il Parlamento, approvando il decreto legislativo numero 196/2003: si tratta di un codice che regola la protezione e il trattamento dei dati personali.

Cominciamo subito col dire che la videosorveglianza privata è soggetta alle tutele della legge, dal momento che imprimono su supporto tecnologico la voce e l’immagine del soggetto ripreso: questi due elementi sono considerati dei dati personali, secondo il dettato della direttiva europea 95/46/CE. Per tale ragione sono espressamente tutelati dalla legge. Vediamo ora, per quanto riguarda la legislazione italiana, le regole generali sulla videosorveglianza privata: norme e privacy.

Innanzitutto partiamo dalla comunicazione. Qualsiasi tipo di videosorveglianza, in un luogo dove transitano abitualmente delle persone, deve essere segnalato ai diretti interessati in maniera evidente: questa norma è valida sia per gli enti pubblici, che per i privati, siano essi persone fisiche o giuridiche (banche, esercizi commerciali, etc.).

Come si comunica la presenza di un sistema di telerilevamento?

Il garante della privacy ha fornito due esempi di cartelli possibili, da installare in presenza di telecamere:

  • il primo è molto elementare e consiste nel disegno di una telecamera, accompagnato dalla scritta “Area Videosorvegliata” ben in evidenza; sul cartello andranno inoltre segnalate l’autore della videosorveglianza e la sua finalità;
  • il secondo tipo di cartello differisce dal primo unicamente per l’aggiunta di un disegno: è presente, infatti, un uomo appartenente alle forze dell’ordine; questo tipo di cartello deve essere esposto qualora il sistema di telerilevamento sia direttamente collegato a una stazione di polizia.

Passiamo ora alla conservazione dei dati. Le immagini riprese da qualunque dispositivo di videosorveglianza devono essere obbligatoriamente distrutte entro 24 ore dall’avvenuta registrazione. Esistono però, alcune eccezioni alla regola. La legge prevede, infatti, che per attività particolarmente rischiose (come ad esempio quelle delle banche) il periodo in cui si possono trattenere tali dati si può protrarre per una settimana intera.

Altra eventualità che permette la conservazione dei dati per un periodo più lungo, è la presenza di indagini da parte della magistratura inquirente: se, ad esempio, si verifica un furto in un esercizio commerciale, le autorità possono chiedere il sequestro dei nastri, per poter effettuare le proprie indagini e conservarle per tutto il tempo necessario. Tutti gli altri casi di prolungamento devono essere preventivamente concordati con il garante della privacy.

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