Videosorveglianza Privacy

La videosorveglianza sta diventando un fenomeno sempre più diffuso, e le leggi sulla privacy  che regolamentano l’installazione di tali impianti, come da consuetudine nel nostro paese si fanno sempre più complesse e molto difficili da interpretare ed applicare. Gli articoli che troverete sono stati presi dal sito del garante della privacy effettuando una accurata ricerca delle informazioni che possono essere utili a chi volesse mettersi in regola con le vigenti leggi. La navigazione all’interno del portale del garante della privacy non è molto intuivo e semplice, la documentazione presente nel sito istituzionale è veramente tanta e abbiamo cosi’ voluto estrarre solo quelle informazioni importanti nel settore della videosorveglianza con Relazioni ed estratti della relativa legge. Se volete visionare il testo completo web potete andare nel sito del garante della privacy per la videosorveglianza facendo click qui.

Verifiche preliminari
Nonostante i ripetuti interventi del Garante, a distanza di circa quattro anni dall’adozione del provvedimento generale del 29 aprile 2004 [doc. web n. 1003482] sono continuate a giungere diverse richieste di verifiche preliminari sull’installazione di impianti di videosorveglianza da parte di soggetti privati.
Al riguardo, in più circostanze è stato ribadito che devono essere sottoposti a esame preventivo dell’Autorità solo i trattamenti connessi ad alcuni sistemi (specificamente individuati al punto 3.2 del menzionato provvedimento) quali i sistemi di videosorveglianza cd. “dinamico-preventiva”, ovvero quelli che prevedono una raccolta delle immagini collegata e/o incrociata e/o con altri particolari dati personali. Pertanto, gli impianti installati in conformità alla disciplina di protezione dei dati personali e alle prescrizioni contenute nel citato provvedimento non devono essere oggetto di alcuna verifica preliminare da parte dell’Autorità.
Tale profilo è stato oggetto di approfondimento anche in occasione di un incontro presso la sede dell’Autorità tenutosi con la Federazione nazionale imprese elettrotecniche ed elettroniche (Anie), in rappresentanza dei principali produttori ed installatori di sistemi di videosorveglianza. Le questioni ivi sollevate, allo stato oggetto di analisi e studio da parte dell’Autorità, concernono principalmente i casi in cui risulta necessario procedere a una richiesta di verifica preliminare ex art. 17 del Codice in ragione di alcune specifiche caratteristiche tecniche degli impianti di videosorveglianza attualmente in commercio (quali la digitalizzazione/indicizzazione delle immagini), nonché dei profili connessi alle misure di sicurezza e all’attestazione di conformità dei sistemi (regola 19 Allegato B del Codice). A quest’ultimo proposito l’Associazione ha rappresentato l’opportunità di predisporre, anche a seguito di un’attività collaborativa con l’Autorità, una modellistica utilizzabile dalla pluralità di soggetti che possono intervenire nelle fasi di produzione, progettazione, e installazione del sistema di videosorveglianza.
Ulteriore aspetto oggetto di riflessione da parte dell’Autorità, anche alla luce di talune segnalazioni pervenute, è poi quello legato all’identificazione di tempi congrui di conservazione dei dati registrati, al di là dei limiti temporali indicati, in assenza di una disciplina di settore che regoli il delicatissimo settore della videosorveglianza negli spazi pubblici, nel già citato provvedimento generale del 2004.

 

Nei seguenti paragrafi troverete informazioni per l’installazione di telecamere in ambienti di tipologia differente:

  • Vigilanza negli spogliatoi
  • Videosorveglianza sui luoghi di lavoro
  • La videosorveglianza nei condomini
  • Videosorveglianza in ambito pubblico
  • Videosorveglianza per Finalità esclusivamente personali

Tutti i testi sono stati tratti dal sito Garante della Privacy e fanno parte della Relazione 2007 – 16 luglio 2008.

Vigilanza negli spogliatoi
A seguito della denuncia di un furto avvenuto all’interno degli spogliatoi di una piscina, i Carabinieri hanno acquisito la videocassetta delle riprese effettuate da un sistema di videosorveglianza che si avvaleva di due coppie di telecamere, entrambe visibili, e ne hanno dato notizia al Garante. È emerso in particolare che le telecamere, oltre a controllare la zona adibita a guardaroba, riprendevano direttamente le persone anche mentre si cambiavano gli indumenti.Nonostante la presenza delle telecamere fosse segnalata, l’Autorità ha ravvisato la violazione della riservatezza e della dignità delle persone (art. 2 del Codice) in quanto, pur essendo lecito l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza per tutelarsi da eventuali danni o furti, non erano stati adottati accorgimenti volti a evitare riprese indebite di persone negli spogliatoi.
Il Garante ha quindi disposto il divieto di installare telecamere con le modalità indicate e ha bloccato il trattamento dei dati già raccolti, nelle more di eventuali altre attività di accertamento da parte delle competenti autorità; ha poi prescritto al titolare del trattamento il rispetto dei princìpi generali in materia di sistemi di videosorveglianza e protezione dei dati stabiliti nel provvedimento del 29 aprile 2004 [doc. web n. 1003482], sottolineando in particolare l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie per evitare la ripresa delle persone negli spogliatoi e per assicurare un’adeguata informativa ai clienti sulla presenza di telecamere (Provv. 8 marzo 2007 [doc. web n. 1391803]).

Videosorveglianza sui luoghi di lavoro

In relazione ad alcune generiche segnalazioni sull’installazione di impianti di videosorveglianza in violazione dello Statuto dei lavoratori (art. 4 l. n. 300/1970), il Garante ha ricordato, in base alla specifica normativa di settore (fatta peraltro salva dall’ art. 114 del Codice), la competenza delle direzioni provinciali del lavoro.
Sotto altro profilo, non sono stati ravvisati elementi per un intervento da parte dell’Autorità in ordine ad un impianto di videosorveglianza installato presso alcune zone di transito e d’ingresso agli uffici di una società di trasporto pubblico locale. All’esito dei preliminari accertamenti effettuati dal Garante, infatti, la società ha dichiarato, ai sensi e per gli effetti di cui all’ art. 168 del Codice, che il sistema informativo e il relativo programma informatico erano stati conformati in modo tale da non utilizzare dati relativi a persone identificate o identificabili (con esclusione, pertanto, della possibilità di ingrandire le immagini) (Nota 23 gennaio 2008).
La videosorveglianza nei condomini

Il trattamento connesso all’installazione di sistemi di ripresa nelle aree comuni di edifici condominiali e loro pertinenze è oggetto di ulteriori approfondimenti da parte del Garante, in considerazione delle ampie fasce di popolazione coinvolta e della necessità di tutelare il diritto alla riservatezza e le libertà personali in prossimità dei luoghi adibiti a privata dimora.
In particolare, le questioni sollevate, solo in parte oggetto di intervento da parte del Garante con il provvedimento del 29 aprile 2004 [doc. web n. 1003482] e non chiaramente risolte dal codice civile, riguardano soprattutto le operazioni di trattamento conseguenti all’installazione di sistemi di videosorveglianza da parte dell’intera compagine condominiale all’interno di aree comuni quali, portoni d’ingresso, androni, cortili, scale, aree comuni di accesso ai parcheggi, al fine di preservare la sicurezza di persone e la tutela di beni comuni (ad es., contro aggressioni o danneggiamenti e furti).
Finalità esclusivamente personali

È stato inoltre chiarito che la disciplina di protezione dei dati non trova applicazione in caso di trattamenti effettuati per fini esclusivamente personali, purché le immagini registrate non siano oggetto di successiva comunicazione sistematica o diffusione (cfr. art. 5, comma 3 del Codice). Peraltro, considerato che numerose segnalazioni avevano ad oggetto l’installazione di impianti di videosorveglianza in ambito condominiale, questa Autorità ha provveduto a puntualizzare che, onde evitare di incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis c.p.), l’angolo visuale delle riprese deve essere limitato ai soli spazi di esclusiva pertinenza del singolo condomino (ad es. antistanti l’accesso alla propria abitazione), escludendo ogni forma di ripresa, anche senza registrazione, di immagini relative ad aree comuni (cortili, pianerottoli, scale, garage comuni) o riferite ad aree antistanti l’abitazione di altri condomini. Una specifica segnalazione è stata da ultimo inoltrata al Parlamento e al Governo.

15.3. Videosorveglianza in ambito pubblico

Anche nel 2007 numerose segnalazioni pervenute al Garante hanno confermato l’attualità delle problematiche relative all’impiego dei sistemi di videosorveglianza da parte dei soggetti pubblici.
Si è reso pertanto necessario fornire talune precisazioni in relazione alle indicazioni contenute nel provvedimento generale del 29 aprile 2004 [doc. web n. 1003482].
In particolare, in ambito sanitario, a seguito della richiesta di un sindacato, il Garante ha sottolineato che nell’uso di videocamere all’interno di un’azienda sanitaria per finalità di sicurezza si deve evitare accuratamente il rischio di diffondere immagini di persone malate su monitor collocati in locali liberamente accessibili al pubblico. L’eventuale controllo di ambienti sanitari deve essere limitato ai casi di stretta indispensabilità, circoscrivendo le riprese solo a determinati locali e a precise fasce orarie e l’accesso alle immagini ai soggetti specificamente autorizzati (ad es., personale medico ed infermieristico) (Nota 16 aprile 2007).
In relazione a un quesito di un’azienda sanitaria circa la possibilità di installare un dispositivo di videosorveglianza a circuito chiuso nei servizi igienici del laboratorio di patologia clinica e tossicologica dell’azienda medesima, al fine di evitare che il campione urinario da prelevare potesse essere oggetto di falsificazione da parte del soggetto sottoposto al controllo tossicologico, è stata richiamata l’esigenza di rispettare il principio generale di proporzionalità tra i mezzi impiegati e le finalità perseguite.
Più in particolare, l’Ufficio, nel ricordare che il trattamento di dati personali non deve comportare un’ingerenza ingiustificata nei diritti e nelle libertà fondamentali dei soggetti ripresi, ha evidenziato che l’installazione di una telecamera nei servizi igienici può configurarsi come lesiva della dignità degli individui sottoposti ai controlli e ha richiamato le vigenti norme dell’ordinamento civile e penale in materia di interferenze illecite nella vita privata, di tutela della dignità, dell’immagine, del domicilio e degli altri luoghi cui è riconosciuta analoga tutela (toilette, stanze d’albergo, cabine, spogliatoi, ecc.) (Nota 17 gennaio 2008).
Analoga questione ha riguardato un’altra azienda sanitaria che ha formulato un quesito relativo all’istallazione di sistemi di videosorveglianza con registrazione presso il locale di distribuzione del metadone, al fine di monitorare l’effettiva assunzione del farmaco da parte dell’assistito (Nota 26 luglio 2007).
Nel diverso ambito degli istituti scolastici, l’Ufficio ha ribadito la necessità di garantire il rispetto del diritto alla riservatezza dello studente, e ha evidenziato che l’installazione di sistemi di videosorveglianza in ambienti scolastici, potendo comportare la raccolta di dati riguardanti anche minori, deve essere limitata ai casi di stretta indispensabilità. In caso di reale necessità, tali sistemi, in conformità al principio di proporzionalità, devono essere comunque circoscritti alle sole aree interessate ed attivati nell’orario di chiusura dell’istituto (Nota 5 luglio 2007).
A un ente locale che intendeva utilizzare webcam per finalità turistiche, è stato precisato che, in linea generale, non viola le disposizioni in materia di protezione dei dati personali l’impiego per fini promozionali, turistici o pubblicitari, di webcam o camera on-line che non consentano di individuare i tratti somatici delle persone riprese (cfr. Provv. 29 aprile 2004, già cit. e Provv. 14 giugno 2001 [doc. web n. 41782]).
In tale occasione il Garante ha avuto anche modo di ricordare che l’installazione di sistemi di videosorveglianza non deve essere sottoposta all’esame preventivo dell’Autorità; non può, pertanto, desumersi alcuna approvazione implicita dalla semplice trasmissione al Garante di comunicazioni o di progetti relativi all’installazione di sistemi di videosorveglianza. Non è infatti stabilito alcun termine decorso il quale i progetti sottoposti alla verifica dell’Autorità possano ritenersi autorizzati, non applicandosi al riguardo il principio del silenzio-assenso (Nota 1 agosto 2007).
L’Autorità, nuovamente interpellata da alcune amministrazioni in ordine alla necessità di sottoporre taluni trattamenti di dati personali alla verifica preliminare, ha ricordato che il provvedimento del 29 aprile 2004 individua espressamente le ipotesi in cui i sistemi di videosorveglianza da attivare devono essere sottoposti alla verifica preliminare del Garante. Spetta, quindi, all’amministrazione richiedente valutare se, nell’ambito di una attività di videosorveglianza, vi siano trattamenti rientranti in quelle ipotesi, da sottoporre all’esame preventivo dell’Autorità.
Ad esempio, il normale esercizio di un impianto di videosorveglianza digitale, in cui le immagini vengono riprese da telecamere digitali dotate delle ordinarie funzioni di ricerca, non comporta rischi specifici per gli interessati, essendo funzionalmente analogo alla videosorveglianza tradizionale con registrazione analogica delle immagini su supporti magnetici. Pertanto, l’adozione di sistemi digitali di questo tipo non implica la richiesta di verifica di cui all’ art. 17 del Codice, necessaria, invece, in caso di utilizzo di tecniche avanzate di indicizzazione e ricerca, miranti al riconoscimento o alla classificazione sulla base di caratteristiche morfologiche e comportamentali degli interessati (Nota 2 gennaio 2008).
Da ultimo si menziona la segnalazione di un cittadino che lamentava la presenza di telecamere installate dal comune in grado di effettuare riprese ravvicinate all’interno del suo appartamento.
Le telecamere, come dichiarato dallo stesso comune, erano state posizionate, oltre che per monitorare il traffico, anche per esigenze di maggiore sicurezza dei cittadini, tutela del patrimonio e controllo di determinate aree.
Dagli accertamenti disposti dal Garante è emerso tuttavia che il tipo di telecamera installata permetteva zoom, brandeggio e identificazione dei tratti somatici delle persone riprese e che il sistema consentiva a qualsiasi operatore che avesse accesso diretto al server di spostare le telecamere nelle diverse direzioni operando così un’ingiustificata intromissione nella vita privata degli interessati.
Valutati questi elementi il Garante ha stabilito che, per utilizzare lecitamente il sistema di videosorveglianza, il comune avrebbe dovuto adottare ogni accorgimento volto ad evitare la ripresa di persone in abitazioni private, delimitando la dislocazione, l’uso dello zoom e l’angolo visuale delle telecamere in modo da escludere ogni forma di ripresa, anche in assenza di registrazione, di spazi interni, attraverso eventuali sistemi di “settaggio” e oscuramento automatico, non modificabili dall’operatore. È stato inoltre prescritto di integrare il modello di informativa fornita dal comune indicando, oltre al monitoraggio del traffico, le finalità di sicurezza e di controllo di competenza (Provv. 4 ottobre 2007 [doc. web n. 1457505]).

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